Il saggio ricostruisce il percorso teorico dello studioso statunitense David Altheide, concernente il ruolo dei media e del giornalismo nella cultura delle società e delle democrazie contemporanee. Ad Altheide si deve la fortunata formulazione del concetto di «media logic» , alla fine degli anni Settanta; il concetto ha rappresentato un momento di frattura teorica con gli studi classici sul potere e sull'influenza. Utilizzando lo strumentario concettuale della teoria tecnologica della cultura e quello dell'interazionismo simbolico di impronta goffmaniana, Altheide (assieme al collega Snow) si concentra sui formati della produzione mediale di informazione come costruttori di realtà. Razionalità pratica collegata alla tecnologia, orientamento commerciale della produzione informativa e costruzione retorica delle immagini del pubblico convergono verso la riduzione delle notizie a formati di intrattenimento. Tale degenerazione dà luogo al post-giornalismo. È particolarmente interessante la sua lettura del rapporto con le fonti, poiché perviene ad un modello di convergenza simbolica tra politici e media. Tale complicità mira alla diffusione del sentimento di minaccia incombente, collegato ai temi della criminalità e, soprattutto, del terrorismo, come strategia politica che vede i mezzi d’informazione come promotori essi stessi del discorso pubblico della paura.

Dalla media logic alla politica della paura

Marini R
2016

Abstract

Il saggio ricostruisce il percorso teorico dello studioso statunitense David Altheide, concernente il ruolo dei media e del giornalismo nella cultura delle società e delle democrazie contemporanee. Ad Altheide si deve la fortunata formulazione del concetto di «media logic» , alla fine degli anni Settanta; il concetto ha rappresentato un momento di frattura teorica con gli studi classici sul potere e sull'influenza. Utilizzando lo strumentario concettuale della teoria tecnologica della cultura e quello dell'interazionismo simbolico di impronta goffmaniana, Altheide (assieme al collega Snow) si concentra sui formati della produzione mediale di informazione come costruttori di realtà. Razionalità pratica collegata alla tecnologia, orientamento commerciale della produzione informativa e costruzione retorica delle immagini del pubblico convergono verso la riduzione delle notizie a formati di intrattenimento. Tale degenerazione dà luogo al post-giornalismo. È particolarmente interessante la sua lettura del rapporto con le fonti, poiché perviene ad un modello di convergenza simbolica tra politici e media. Tale complicità mira alla diffusione del sentimento di minaccia incombente, collegato ai temi della criminalità e, soprattutto, del terrorismo, come strategia politica che vede i mezzi d’informazione come promotori essi stessi del discorso pubblico della paura.
media logic, giornalismo, cultura dei media, interazionismo, politica della paura
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/1209
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