Il contributo analizza i profili civilistici dell’hate speech online, segnalando l’assenza di una nozione giuridica unitaria e sufficientemente determinata di “discorso d’odio”. L’autore esamina il quadro europeo, con particolare attenzione al Digital Services Act, mettendo in luce come la disciplina privilegi le procedure di segnalazione, rimozione e reclamo, senza definire in modo sostanziale i contenuti censurabili. Centrale è il problema del potere delle piattaforme digitali di moderare contenuti anche non illeciti, ma contrari alle proprie condizioni generali. Nella parte conclusiva viene auspicato un intervento normativo a livello europeo volto a definire in modo vincolante l’hate speech, così da ridurre la discrezionalità privata e favorire l'uniformità applicativa.
Profili civilistici dell’hate speech online
Alberto azara
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza i profili civilistici dell’hate speech online, segnalando l’assenza di una nozione giuridica unitaria e sufficientemente determinata di “discorso d’odio”. L’autore esamina il quadro europeo, con particolare attenzione al Digital Services Act, mettendo in luce come la disciplina privilegi le procedure di segnalazione, rimozione e reclamo, senza definire in modo sostanziale i contenuti censurabili. Centrale è il problema del potere delle piattaforme digitali di moderare contenuti anche non illeciti, ma contrari alle proprie condizioni generali. Nella parte conclusiva viene auspicato un intervento normativo a livello europeo volto a definire in modo vincolante l’hate speech, così da ridurre la discrezionalità privata e favorire l'uniformità applicativa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
