Il contributo indaga la rappresentazione della nevrosi e dell’ossessione amorosa in Lolita di Vladimir Nabokov e Un amore di Dino Buzzati, analizzando come il desiderio patologico si inscriva nella struttura narrativa, nella voce narrante e nella costruzione simbolica delle figure femminili. In Lolita, la prosa ipnotica e circolare di Humbert Humbert mimetizza la compulsione del protagonista, trasformando la pagina in una mimesi linguistica della mania e dell’autoinganno; la parabola del desiderio ascende nel puro immaginario e precipita quando il possesso ne rivela la natura distruttiva. Nel caso di Un amore, l’ossessione di Antonio Dorigo deriva da un incontro percepito come predestinato: Laide non è amata in quanto individuo, ma come feticcio simbolico che colma un vuoto esistenziale. Il saggio mostra come in entrambi i romanzi l’amore sia una costruzione distorta, alimentata da fantasmi della memoria, da proiezioni idealizzanti e da un bisogno di controllo che implode nel momento in cui la realtà rompe l’incantesimo. L’eros, lontano dall’essere una forza vitale, diventa il luogo in cui si consuma la fragilità psichica dei protagonisti, conducendo rispettivamente alla distruzione e alla dissoluzione.

La nevrosi e l'ossessione amorosa: tra Lolita e Un Amore

Lega, Carmen
2026-01-01

Abstract

Il contributo indaga la rappresentazione della nevrosi e dell’ossessione amorosa in Lolita di Vladimir Nabokov e Un amore di Dino Buzzati, analizzando come il desiderio patologico si inscriva nella struttura narrativa, nella voce narrante e nella costruzione simbolica delle figure femminili. In Lolita, la prosa ipnotica e circolare di Humbert Humbert mimetizza la compulsione del protagonista, trasformando la pagina in una mimesi linguistica della mania e dell’autoinganno; la parabola del desiderio ascende nel puro immaginario e precipita quando il possesso ne rivela la natura distruttiva. Nel caso di Un amore, l’ossessione di Antonio Dorigo deriva da un incontro percepito come predestinato: Laide non è amata in quanto individuo, ma come feticcio simbolico che colma un vuoto esistenziale. Il saggio mostra come in entrambi i romanzi l’amore sia una costruzione distorta, alimentata da fantasmi della memoria, da proiezioni idealizzanti e da un bisogno di controllo che implode nel momento in cui la realtà rompe l’incantesimo. L’eros, lontano dall’essere una forza vitale, diventa il luogo in cui si consuma la fragilità psichica dei protagonisti, conducendo rispettivamente alla distruzione e alla dissoluzione.
2026
Buzzati, Nabokov, narrazione circolare, desiderio, realtà, sguardo deformante
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/52148
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