Il contributo discute il rapporto tra la scrittura di romanzo di La luna e i falò e alcune letture di Pavese nel versante dell’antropologia, della storia delle civiltà arcaiche e del mito, anche in relazione all’attività editoriale svolta presso Einaudi per la “Collana Viola”, la “Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici” che diresse insieme a Ernesto De Martino dal 1948. Il discorso sviluppato intende porre in relazione la riflessione sul mito e sull’infanzia con l’invenzione espressiva dell’ultimo romanzo di Pavese, in cui spicca l’attenzione rivolta al ritmo come elemento strutturante della narrazione, il ritmo della scrittura che l’autore paragona al ritmo della danza e allo schema ripetitivo dei movimento del nuotatore, il quale, con una brillante metafora, Pavese intende proprio paragonare a chi scrive, a chi affronta il caos dei flutti dell’inconscio e dell’oblio imponendo la resistenza, anche fisica, di un corpo che recupera il suo spazio di identità attraverso il ricordo, ricostruendo così il proprio mito: ricordare è ripetere e dunque attribuire una scansione ritmica all’esistenza, un movimento che si traduce in una scrittura asciutta e insieme musicale, evocativa e mai decorativa.

Ritmi, ritorni, destini: "La luna e i falò" di Cesare Pavese

Sgavicchia, Siriana
2023-01-01

Abstract

Il contributo discute il rapporto tra la scrittura di romanzo di La luna e i falò e alcune letture di Pavese nel versante dell’antropologia, della storia delle civiltà arcaiche e del mito, anche in relazione all’attività editoriale svolta presso Einaudi per la “Collana Viola”, la “Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici” che diresse insieme a Ernesto De Martino dal 1948. Il discorso sviluppato intende porre in relazione la riflessione sul mito e sull’infanzia con l’invenzione espressiva dell’ultimo romanzo di Pavese, in cui spicca l’attenzione rivolta al ritmo come elemento strutturante della narrazione, il ritmo della scrittura che l’autore paragona al ritmo della danza e allo schema ripetitivo dei movimento del nuotatore, il quale, con una brillante metafora, Pavese intende proprio paragonare a chi scrive, a chi affronta il caos dei flutti dell’inconscio e dell’oblio imponendo la resistenza, anche fisica, di un corpo che recupera il suo spazio di identità attraverso il ricordo, ricostruendo così il proprio mito: ricordare è ripetere e dunque attribuire una scansione ritmica all’esistenza, un movimento che si traduce in una scrittura asciutta e insieme musicale, evocativa e mai decorativa.
2023
Cesare Pavese, La luna e i falò, Collana Viola
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/40968
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