Con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 è iniziata una fase di recessione dell’economia mondiale che ha colpito principalmente il mondo occidentale. A diffe- renza di quanto si possa pensare, negli Stati Uniti d’America, dove è bene ricordare che tutto ebbe inizio, politiche fiscali e monetarie tempestive hanno permesso di limi- tare i danni e proiettare il Paese verso una nuova crescita, recuperando a fatica buona parte dei vecchi posti di lavoro perduti. L’Europa dell’Euro, non epicentro attivo della crisi, a causa di regole sbagliate (vedi Maastricht), egoismi nazionali e politiche fiscali divergenti – a fronte di una moneta comune – ha dato prova di una pessima gestione della crisi. Tutto questo è possibile riscontrarlo nella gestione del debito della Grecia. La storia economica e finanziaria di questo piccolo Paese offre infatti interessanti spunti di riflessione per comprendere il presente. Indebitamenti, fallimenti e accordi con i creditori: Atene fu ripetutamente costretta a dover accettare politiche intrusive adottate da attori esterni con lo scopo di esigere la restituzione forzata dei crediti un tempo concessi. Ciò che è successo in Grecia nel 2010, infatti, ha dei precedenti alla fine del XIX secolo, quando Grecia e Germania si trovarono agli estremi di una dispu- ta finanziaria, con Atene in veste di debitrice e Berlino di creditrice. La storia econo- mica e finanziaria della Grecia, dunque, offre l’opportunità di ragionare sulla crisi at- tuale in una nuova prospettiva comparativa utile a capire meglio il presente. È nostro intento mettere in relazione le caratteristiche peculiari dell’intervento straniero nel- l’economia greca nel 1898 e nel 2010, andando alla ricerca di quelle cause, esogene ed endogene, che hanno permesso alla Grecia, per ben due volte nel giro di cento an- ni, di subire de facto un commissariamento forzato delle sue finanze.

La Grecia e le commissioni finanziarie internazionali del 1898 e del 2010: una prospettiva comparata

Albanese Ginammi, Alessandro;
2014

Abstract

Con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 è iniziata una fase di recessione dell’economia mondiale che ha colpito principalmente il mondo occidentale. A diffe- renza di quanto si possa pensare, negli Stati Uniti d’America, dove è bene ricordare che tutto ebbe inizio, politiche fiscali e monetarie tempestive hanno permesso di limi- tare i danni e proiettare il Paese verso una nuova crescita, recuperando a fatica buona parte dei vecchi posti di lavoro perduti. L’Europa dell’Euro, non epicentro attivo della crisi, a causa di regole sbagliate (vedi Maastricht), egoismi nazionali e politiche fiscali divergenti – a fronte di una moneta comune – ha dato prova di una pessima gestione della crisi. Tutto questo è possibile riscontrarlo nella gestione del debito della Grecia. La storia economica e finanziaria di questo piccolo Paese offre infatti interessanti spunti di riflessione per comprendere il presente. Indebitamenti, fallimenti e accordi con i creditori: Atene fu ripetutamente costretta a dover accettare politiche intrusive adottate da attori esterni con lo scopo di esigere la restituzione forzata dei crediti un tempo concessi. Ciò che è successo in Grecia nel 2010, infatti, ha dei precedenti alla fine del XIX secolo, quando Grecia e Germania si trovarono agli estremi di una dispu- ta finanziaria, con Atene in veste di debitrice e Berlino di creditrice. La storia econo- mica e finanziaria della Grecia, dunque, offre l’opportunità di ragionare sulla crisi at- tuale in una nuova prospettiva comparativa utile a capire meglio il presente. È nostro intento mettere in relazione le caratteristiche peculiari dell’intervento straniero nel- l’economia greca nel 1898 e nel 2010, andando alla ricerca di quelle cause, esogene ed endogene, che hanno permesso alla Grecia, per ben due volte nel giro di cento an- ni, di subire de facto un commissariamento forzato delle sue finanze.
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