Dai primi anni Novanta è ripreso l’interesse storico e giudiziario per i crimini di guerra commessi in Italia da tedeschi e fascisti in seguito al mutamento degli equilibri politici internazionali. Con la fine della guerra fredda sono riemerse molteplici questioni e nodi storiografici riguardanti il secondo conflitto mondiale e il ruolo in esso avuto dal nostro Paese. Ciò vale per gli anni che vedono l’Italia fascista partecipare alla guerra accanto alla Germania nazista ma, soprattutto, per quelli, tra il 1943 e il 1945, segnati dalle esperienze della lotta di liberazione nazionale, dalla guerra civile e dalle violenze sui civili. Secondo l’Autore, la rilevante quantità di materiali posti oramai alla base dell’attuale ricerca storica sul biennio 1943-45 non possono che essere considerati i documenti, sia pure parziali, raccolti dalla magistratura militare. Questi materiali, secondo l’Autore, vanno confrontati attraverso un’analisi comparata con quelli presenti nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste. Una tale comparazione può essere utile per approfondire i caratteri delle dinamiche politiche e militari, anche in Umbria, che sottendono la violenza nazista e fascista tipica di un’area territoriale ben definita come può essere quella parte dell’Italia Centrale, comprendente Marche, Umbria, Abruzzo, Alto Lazio (le province di Roma, Rieti e Viterbo) e bassa Toscana (le province di Arezzo, Siena e Grosseto), legate, al di là dei confini amministrativi, da comuni vincoli storici, socio-economici e culturali.

Le stragi nazifasciste in Umbria (1943-1944). Ricerca storica e azione giudiziaria

Stramaccioni, Alberto
2020

Abstract

Dai primi anni Novanta è ripreso l’interesse storico e giudiziario per i crimini di guerra commessi in Italia da tedeschi e fascisti in seguito al mutamento degli equilibri politici internazionali. Con la fine della guerra fredda sono riemerse molteplici questioni e nodi storiografici riguardanti il secondo conflitto mondiale e il ruolo in esso avuto dal nostro Paese. Ciò vale per gli anni che vedono l’Italia fascista partecipare alla guerra accanto alla Germania nazista ma, soprattutto, per quelli, tra il 1943 e il 1945, segnati dalle esperienze della lotta di liberazione nazionale, dalla guerra civile e dalle violenze sui civili. Secondo l’Autore, la rilevante quantità di materiali posti oramai alla base dell’attuale ricerca storica sul biennio 1943-45 non possono che essere considerati i documenti, sia pure parziali, raccolti dalla magistratura militare. Questi materiali, secondo l’Autore, vanno confrontati attraverso un’analisi comparata con quelli presenti nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste. Una tale comparazione può essere utile per approfondire i caratteri delle dinamiche politiche e militari, anche in Umbria, che sottendono la violenza nazista e fascista tipica di un’area territoriale ben definita come può essere quella parte dell’Italia Centrale, comprendente Marche, Umbria, Abruzzo, Alto Lazio (le province di Roma, Rieti e Viterbo) e bassa Toscana (le province di Arezzo, Siena e Grosseto), legate, al di là dei confini amministrativi, da comuni vincoli storici, socio-economici e culturali.
Stragi nazifasciste, Umbria 1943-1944, Resistenza, Guerra ai civili, Atlante delle stragi naziste e fasciste
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/26308
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