In questo contributo (preliminare all’edizione critica della versione chietina - esemplata da anonimo «in civitate Thetis» a partire dal 13 settembre 1418 - dell'inedita Fiorita di Armannino giudice), si ridimensiona decisamente l’elemento linguistico settentrionale individuato dal De Bartholomaeis (V. De Bartholomaeis, La lingua di un rifacimento chietino della “Fiorita” d’Armannino da Bologna, in ZrP 23, 1899, pp. 117-134), che però nella sua indagine fu fuorviato dalla trascrizione da lui utilizzata, relativa solo ad alcune carte (G. Mazzatinti, Inventario dei manoscritti italiani delle Biblioteche di Francia, 3 voll., vol. II, Roma 1887, pp. 11-13), e non priva di errori di rilevanza linguistica. Secondo il De Bartholomaeis nella redazione chietina si avrebbe infatti la compresenza di tre stratificazioni linguistiche: il volgare locale, l’italiano letterario, e un volgare dell’Italia settentrionale, che lo studioso assegna all’area veneta. Tuttavia, dopo aver (ri)trascritto sull’originale le carte in questione e aver esaminato (attraverso raffronti con diversi altri testi provenienti dall’area mediana e perimediana) tutte le forme attribuite dal De Bartholomaeis all’area veneta, è stato possibile restituire la maggior parte di esse, sia per le caratteristiche grafiche che per quelle fono-morfologiche, alla fenomenologia dell’area centro-meridionale, riducendo quindi a ben poca cosa (forse uno o due casi, probabili retaggio dell’originale) l’elemento settentrionale della lingua del testo. Il nostro codice, al contrario, conserva la sola testimonianza letteraria finora nota, e di ampia estensione, del volgare medievale chietino, e la lingua che emerge dalle parti esaminate risulta molto ben marcata in senso municipale, con caratteristiche mediane e meridionali, nella quale si incontrano anche le componenti latineggiante e letteraria, che ne determinano l’ampia polimorfia. Allo stato attuale dei lavori, quindi, potrebbe non essere necessario supporre per il nostro testimone un antigrafo veneto, come invece è stato fatto in passato.

Per una edizione critica della Fiorita chietina di Armannino giudice. Sondaggi sulla lingua

GAMBACORTA C
2010

Abstract

In questo contributo (preliminare all’edizione critica della versione chietina - esemplata da anonimo «in civitate Thetis» a partire dal 13 settembre 1418 - dell'inedita Fiorita di Armannino giudice), si ridimensiona decisamente l’elemento linguistico settentrionale individuato dal De Bartholomaeis (V. De Bartholomaeis, La lingua di un rifacimento chietino della “Fiorita” d’Armannino da Bologna, in ZrP 23, 1899, pp. 117-134), che però nella sua indagine fu fuorviato dalla trascrizione da lui utilizzata, relativa solo ad alcune carte (G. Mazzatinti, Inventario dei manoscritti italiani delle Biblioteche di Francia, 3 voll., vol. II, Roma 1887, pp. 11-13), e non priva di errori di rilevanza linguistica. Secondo il De Bartholomaeis nella redazione chietina si avrebbe infatti la compresenza di tre stratificazioni linguistiche: il volgare locale, l’italiano letterario, e un volgare dell’Italia settentrionale, che lo studioso assegna all’area veneta. Tuttavia, dopo aver (ri)trascritto sull’originale le carte in questione e aver esaminato (attraverso raffronti con diversi altri testi provenienti dall’area mediana e perimediana) tutte le forme attribuite dal De Bartholomaeis all’area veneta, è stato possibile restituire la maggior parte di esse, sia per le caratteristiche grafiche che per quelle fono-morfologiche, alla fenomenologia dell’area centro-meridionale, riducendo quindi a ben poca cosa (forse uno o due casi, probabili retaggio dell’originale) l’elemento settentrionale della lingua del testo. Il nostro codice, al contrario, conserva la sola testimonianza letteraria finora nota, e di ampia estensione, del volgare medievale chietino, e la lingua che emerge dalle parti esaminate risulta molto ben marcata in senso municipale, con caratteristiche mediane e meridionali, nella quale si incontrano anche le componenti latineggiante e letteraria, che ne determinano l’ampia polimorfia. Allo stato attuale dei lavori, quindi, potrebbe non essere necessario supporre per il nostro testimone un antigrafo veneto, come invece è stato fatto in passato.
9783110231922
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/2347
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