La morte è il più antico degli enigmi, un evento insondabile con cui ogni civiltà si è dovuta confrontare; la nostra epoca ne ha fatto un tabù, rimosso dal discorso quotidiano, temuto come interruzione senza senso. La Morte rivelata propone un itinerario in controtendenza e riscopre, attraverso le grandi tradizioni della sapienza umana, il volto luminoso e trasformativo del morire. Attraversa il pensiero orientale e le cosmologie egizia ed etrusca, i Misteri eleusini e orfici, Platone e Plotino, lo Zoroastrismo e il Sufismo, la Kabbalah e la mistica cristiana di Hildegard von Bingen, Francesco d’Assisi e Meister Eckhart; e prosegue fino a Swedenborg, Steiner, Yogananda, Jung, Gurdjieff, Deunov, Aïvanhov, Anandamayi Ma. E mette a confronto quelle testimonianze con ciò che oggi sappiamo sulle esperienze di premorte – grazie alle ricerche di studiosi come Kübler-Ross – e con le ipotesi di Bohm, László e Faggin sulla coscienza non-locale. Uno studio di antropologia religiosa che non si limita a descrivere prospettive filosofiche, esoteriche e teologiche, ma mostra quel filo luminoso che le unisce, dove la morte è passaggio, un ritorno all’Origine e rivela che morire “bene” è un’arte che può essere appresa e praticata. Per chi si interroga sul senso dell’esistenza, per chi accompagna i morenti, per chi ha subito una perdita, e per chi desidera guardare diversamente non solo alla morte, ma anche alla vita.
La morte rivelata. Viaggio nella sapienza iniziatica del morire
Simon, Karl
2026-01-01
Abstract
La morte è il più antico degli enigmi, un evento insondabile con cui ogni civiltà si è dovuta confrontare; la nostra epoca ne ha fatto un tabù, rimosso dal discorso quotidiano, temuto come interruzione senza senso. La Morte rivelata propone un itinerario in controtendenza e riscopre, attraverso le grandi tradizioni della sapienza umana, il volto luminoso e trasformativo del morire. Attraversa il pensiero orientale e le cosmologie egizia ed etrusca, i Misteri eleusini e orfici, Platone e Plotino, lo Zoroastrismo e il Sufismo, la Kabbalah e la mistica cristiana di Hildegard von Bingen, Francesco d’Assisi e Meister Eckhart; e prosegue fino a Swedenborg, Steiner, Yogananda, Jung, Gurdjieff, Deunov, Aïvanhov, Anandamayi Ma. E mette a confronto quelle testimonianze con ciò che oggi sappiamo sulle esperienze di premorte – grazie alle ricerche di studiosi come Kübler-Ross – e con le ipotesi di Bohm, László e Faggin sulla coscienza non-locale. Uno studio di antropologia religiosa che non si limita a descrivere prospettive filosofiche, esoteriche e teologiche, ma mostra quel filo luminoso che le unisce, dove la morte è passaggio, un ritorno all’Origine e rivela che morire “bene” è un’arte che può essere appresa e praticata. Per chi si interroga sul senso dell’esistenza, per chi accompagna i morenti, per chi ha subito una perdita, e per chi desidera guardare diversamente non solo alla morte, ma anche alla vita.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
