Arminio Wachsberger venne arrestato dai nazisti a Roma il 16 ottobre 1943 e deportato ad Auschwitz perché ebreo. Dei 1024 rastrellati quel giorno, ne tronarono solo 16: Arminio è uno di questi. Da subito, appena dopo la fine della guerra, il protagonista di questa storia ha voluto testimoniare sulle travagliate vicende della sua vita, con la parola e con la scrittura. La sua intraprendenza e la conoscenza delle lingue gli hanno permesso di guardare e raccontare gli eventi da un punto di vista privilegiato: quello dell'interprete tra i deportati e le autorità naziste. Dopo la guerra il suo ruolo di interprete non è venuto meno, e non solo nei tribunali. I suoi racconti hanno tradotto in un linguaggio comprensibile una realtà ai confini dell'inimmaginabile: la tragica esperienza dei lager nazisti. Questo libro si basa sulle memorie del protagonista, mettendole però a confronto con fonti documentarie tratte da diversi archivi in Italia e all'estero. Inoltre l'appassionata dedizione di Arminio Wachsberger al suo compito di testimone ha fatto emergere nuovamente diverse domande cruciali (su cui altri autori, fra cui Primo Levi, si erano interrogati con sofferta lucidità): che cosa si ricorda? Che rapporto esiste tra testimonianza e verità? Perché tra storici e testimoni è sorta una reciproca diffidenza? Che rapporto esiste tra storia e memoria? Quale ruolo svolgono la scrittura e la letteratura nella trasmissione della memoria?

L’interprete di Auschwitz. Arminio Wachsberger un testimone d’eccezione della deportazione degli ebrei di Roma

Rigano, Gabriele
2015

Abstract

Arminio Wachsberger venne arrestato dai nazisti a Roma il 16 ottobre 1943 e deportato ad Auschwitz perché ebreo. Dei 1024 rastrellati quel giorno, ne tronarono solo 16: Arminio è uno di questi. Da subito, appena dopo la fine della guerra, il protagonista di questa storia ha voluto testimoniare sulle travagliate vicende della sua vita, con la parola e con la scrittura. La sua intraprendenza e la conoscenza delle lingue gli hanno permesso di guardare e raccontare gli eventi da un punto di vista privilegiato: quello dell'interprete tra i deportati e le autorità naziste. Dopo la guerra il suo ruolo di interprete non è venuto meno, e non solo nei tribunali. I suoi racconti hanno tradotto in un linguaggio comprensibile una realtà ai confini dell'inimmaginabile: la tragica esperienza dei lager nazisti. Questo libro si basa sulle memorie del protagonista, mettendole però a confronto con fonti documentarie tratte da diversi archivi in Italia e all'estero. Inoltre l'appassionata dedizione di Arminio Wachsberger al suo compito di testimone ha fatto emergere nuovamente diverse domande cruciali (su cui altri autori, fra cui Primo Levi, si erano interrogati con sofferta lucidità): che cosa si ricorda? Che rapporto esiste tra testimonianza e verità? Perché tra storici e testimoni è sorta una reciproca diffidenza? Che rapporto esiste tra storia e memoria? Quale ruolo svolgono la scrittura e la letteratura nella trasmissione della memoria?
978-88-6250-595-6
Shoah, Deportazione dall'Italia 1943-1944, Memoria e storia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/2694
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