Il testo indaga la costituzione materiale dello spazio politico globale e le forme della violenza che lo attraversano. In questo senso, suggerisce l’ipotesi teorica che accanto a un “mondo arcipelago” governato da chi gestisce lo spazio dei flussi nelle reti informatiche, economiche, finanziarie, si moltiplicano un po’ ovunque barriere e punti di controllo schierati a protezione delle reti stesse. La globalizzazione capitalistica, cioè, non sembra dare forma ad uno spazio liscio che non è mai esistito. Produce invece una società globale reticolare costellata di enclave: una “modernità-mondo” nella quale forma-mercato e forma-stato – “principio di mondialità” e “principio di territorialità” – si combinano in un complesso gioco di alleanze, generando al contempo un permanente “campo di tensione”. Ovunque nel globo lo spazio fisico appare pervaso da inedite striature e confini. In questo modo prende forma un vero e proprio mondo-frontiera nel quale territori e compagini statali non sono meno importanti di prima. I processi deterritorializzazione e riterritorializzazione convivono: allo “spazio dei flussi” fa immediatamente riscontro quello “spazio dei luoghi” entro cui avviene la cattura di tutte le energie precedentemente mobilitate dal dispositivo schizofrenico del capitale globalizzato. Nelle zone di frontiera dello spazio dei luoghi, corrispondenti al cuore nero della società globale, emergono le nuove varianti dinamiche del vetusto gioco tra inclusione ed esclusione.

Spazio dei flussi e violenza dei luoghi. Note su spazio, potere e confini nella società globale

Alessandro SImoncini
2011

Abstract

Il testo indaga la costituzione materiale dello spazio politico globale e le forme della violenza che lo attraversano. In questo senso, suggerisce l’ipotesi teorica che accanto a un “mondo arcipelago” governato da chi gestisce lo spazio dei flussi nelle reti informatiche, economiche, finanziarie, si moltiplicano un po’ ovunque barriere e punti di controllo schierati a protezione delle reti stesse. La globalizzazione capitalistica, cioè, non sembra dare forma ad uno spazio liscio che non è mai esistito. Produce invece una società globale reticolare costellata di enclave: una “modernità-mondo” nella quale forma-mercato e forma-stato – “principio di mondialità” e “principio di territorialità” – si combinano in un complesso gioco di alleanze, generando al contempo un permanente “campo di tensione”. Ovunque nel globo lo spazio fisico appare pervaso da inedite striature e confini. In questo modo prende forma un vero e proprio mondo-frontiera nel quale territori e compagini statali non sono meno importanti di prima. I processi deterritorializzazione e riterritorializzazione convivono: allo “spazio dei flussi” fa immediatamente riscontro quello “spazio dei luoghi” entro cui avviene la cattura di tutte le energie precedentemente mobilitate dal dispositivo schizofrenico del capitale globalizzato. Nelle zone di frontiera dello spazio dei luoghi, corrispondenti al cuore nero della società globale, emergono le nuove varianti dinamiche del vetusto gioco tra inclusione ed esclusione.
9788895366890
spazio dei flussi, spazio dei luoghi, globalizzazione, Stato, violenza, mondo arcipelago
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12071/19885
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