"Pisa settembre 1476. La memoria aragonese delle lettere toscane": il saggio si occupa di uno dei momenti più significativi e di svolta della nostra tradizione letteraria e, soprattutto, del costituirsi della nostra tradizione e del canone di questa tradizione. A partire da un incontro, quello tra Federico d’Aragona e Lorenzo de’ Medici del 1476, politico, senza dubbio, ma nel quale si ragiona di «quelli che nella toscana lingua poeticamente avessino scritto», nel quale nasce il progetto della cosi detta “Raccolta Aragonese”. Un evento di straordinaria importanza, un dono al principe d’Aragona le cui ricadute sulla storia politica e culturale italiana, subito dopo il dramma della Congiura dei Pazzi, contnueranno nel tempo e le cui questioni filologiche legate alla tradizione del testo che ci rimane solo ed esclusivamente in copie, sono state dibattute sin dalle riflessioni cinquecentesche sul nostro patrimonio poetico. Tra la metà degli anni sessanta e settanta del Quattrocento non era in gioco la preminenza della tradizione toscana, quanto semmai la necessità di stabilire su quale tradizione basare il rilancio di Firenze, su cosa e su chi fare leva per andare avanti e voltare pagina. Pur allevato nel culto delle lettere classiche, Lorenzo era sempre più consapevole dello specifico valore anche politico della tradizione poetica fiorentina in volgare, della sua potenziale utilità per i disegni diplomatici che andava elaborando. Sin dal Trecento, la costruzione della preminenza culturale e geopolitica di Firenze era passata anche attraverso la rivendicazione di una centralità letteraria più larga rispetto alla triade ormai indiscussa formata da Dante, Petrarca e Boccaccio. Il passato sul quale fondare le pretese del presente andava recuperato per intero, ripercorrendo a ritroso la storia della poesia in volgare. La Prefazione scritta da Poliziano per conto di Lorenzo è uno strumento straordinario che diventa anche strumento di diplomazia e di politica.

"Pisa settembre 1476. La memoria aragonese delle lettere toscane"

CALITTI F
2010

Abstract

"Pisa settembre 1476. La memoria aragonese delle lettere toscane": il saggio si occupa di uno dei momenti più significativi e di svolta della nostra tradizione letteraria e, soprattutto, del costituirsi della nostra tradizione e del canone di questa tradizione. A partire da un incontro, quello tra Federico d’Aragona e Lorenzo de’ Medici del 1476, politico, senza dubbio, ma nel quale si ragiona di «quelli che nella toscana lingua poeticamente avessino scritto», nel quale nasce il progetto della cosi detta “Raccolta Aragonese”. Un evento di straordinaria importanza, un dono al principe d’Aragona le cui ricadute sulla storia politica e culturale italiana, subito dopo il dramma della Congiura dei Pazzi, contnueranno nel tempo e le cui questioni filologiche legate alla tradizione del testo che ci rimane solo ed esclusivamente in copie, sono state dibattute sin dalle riflessioni cinquecentesche sul nostro patrimonio poetico. Tra la metà degli anni sessanta e settanta del Quattrocento non era in gioco la preminenza della tradizione toscana, quanto semmai la necessità di stabilire su quale tradizione basare il rilancio di Firenze, su cosa e su chi fare leva per andare avanti e voltare pagina. Pur allevato nel culto delle lettere classiche, Lorenzo era sempre più consapevole dello specifico valore anche politico della tradizione poetica fiorentina in volgare, della sua potenziale utilità per i disegni diplomatici che andava elaborando. Sin dal Trecento, la costruzione della preminenza culturale e geopolitica di Firenze era passata anche attraverso la rivendicazione di una centralità letteraria più larga rispetto alla triade ormai indiscussa formata da Dante, Petrarca e Boccaccio. Il passato sul quale fondare le pretese del presente andava recuperato per intero, ripercorrendo a ritroso la storia della poesia in volgare. La Prefazione scritta da Poliziano per conto di Lorenzo è uno strumento straordinario che diventa anche strumento di diplomazia e di politica.
978-88-06-18525-1
Raccolta Aragonese; Lorenzo de' Medici; Angelo Poliziano; umanesimo; poesia del rinascimento
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12071/1745
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